Woks: sfalcio del verde con i tossicodipendenti della casa famiglia

Da Vitaliano Trevisan, Works, Einaudi, Torino, 2016, pp. 571-581

“Via da qui il prima possibile, mi dissi, e siccome sul portone del capannone proprio di fianco al nostro, dove aveva sede una cooperativa che si occupava di manutenzione di spazi verdi, che aveva per simbolo un gabbiano, avevo visto un cartello con scritto: CERCASI CAPOSQUADRA, pensai che la manutenzione di spazi verdi, cosa di cui peraltro avevo esperienza, era senz’altro preferibile a quel lavoro temporaneo del cazzo nella fabbrica di giostre, in cui non volevo assolutamente restare un minuto di più. Se non altro, mi dicevo, non resterò chiuso tutto il giorno in un orribile capannone, a respirare polvere, col rischio di rimanere schiacciato sotto un otto volante. Il giorno stesso, durante la pausa pranzo, avendo cura di non farmi notare, bussai alla porta del capannone del gabbiano. Continue reading

Ricariche ovvero nella cooperativa di handicappati

dal capitolo “Ricariche” in Vitaliano Trevisan Works, pp. 372-374

06/04/95- In una cooperativa di handicappati, come quella che ho sotto gli occhi, si comprende chiaramente come il lavoro altro non sia se non un’invenzione dell’uomo per contrastare l’insensatezza dell’esistenza, per rendere più leggero il peso di quell’insensatezza.

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Vitaliano Trevisan: ricovero coatto e suicidio

Mai capito [chi fossi], neanche adesso se è per questo. Diverso. So solo questo. Tutti lo pensano di se stessi, e molti, troppi, si agitano per dimostrarlo; ma chi è portato davvero a uscire dalla norma, tenterà sempre di mimetizzarsi tra gli altri, e non gli riuscirà; si comporterà in modo da non dare nell’occhio, e sarà notato; cercherà di nascondersi, e sarà scoperto, perché, in fondo, essere scoperto è esattamente ciò che vuole, essendo, altrettanto in fondo, fiero della sua cazzo di diversità, che inevitabilmente, isolandolo dagli altri, lo renderà insicuro e così via. E d’altra parte, sarebbe stupido che un giglio rosso tentasse di nascondersi in basso, a pelo d’acqua, tra le fegatelle, dove si sentirebbe molto più al sicuro: se la cosa gli riuscisse, non sarebbe un giglio rosso. O avrebbe rinunciato a esserlo. È il prezzo da pagare, quello che, implicitamente, mi era sempre stato chiesto di pagare.

Vitaliano Trevisan, Works, Einaudi, Torino, 2016, p. 418

Vitaliano Trevisan dal 3 al 13 ottobre 2021 ha subito un ricovero psichiatrico. A distanza di poco più di due mesi – il 7 gennaio 2022 – ha deciso di porre fine ai suoi giorni.

Cerchiamo di mettere in fila un po’ di materiale che riguarda questi due episodi della vita e della morte di questo uomo libero e tormentato e visionario artista. Uno dei migliori romanzieri italiani.

Cattività Foto scattata dal Vitaliano Trevisan durante la sua reclusione psichiatrica e condivisa sul suo profilo facebook – 6 ottobre 2021


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“Dove ci portate? Wohin bringt ihr uns? Kam nas peljete?”

Il progetto “Dove ci portate? Wohin bringt ihr uns? Kam nas peljete?” ha come movente una ricerca storica e sociologica transfrontaliera che tratta della deportazione di alcuni pazienti psichiatrici della Val Canale nell’ambito delle “opzioni” esercitate in Südtirol e Val Canale del 1939. Continue reading

Gorizia: «Follie di guerra» nel centenario della sconfitta di Caporetto

Nelle giornate in cui ricorre il centenario della «battaglia di Caporetto» affidiamo la memoria di quel terribile conflitto a uno studio storico che mette al centro le conseguenze degli eventi bellici sui soldati impegnati al fronte.

Giovedì 26 ottobre dalle ore 17:45 al Centro Di Salute Mentale – CSM Gorizia

Il libro di Ilaria La Fata «Follie di Guerra. Medici e soldati in un manicomio lontano dal fronte (1915-1918)», pubblicato da Unicopli nel 2014, affronta il tema dei soldati che tra il 1915 e il 1918 furono internati in manicomio per i traumi prodotti dall’esperienza di un conflitto che, per dimensioni e forme, sottopose milioni di uomini e le popolazioni civili a una violenza nuova e inaudita.

L’audio integrale della serata sul sito di Radio Fragola


Lo studio del caso dei ricoverati condotto dall’autrice basandosi su una ricerca d’archivio nell’ospedale psichiatrico di Colorno – nel quale per oltre un secolo furono internati i malati della provincia di Parma, e dove Franco Basaglia avrebbe prestato la propria opera dopo aver lasciato Gorizia – permette di misurare concretamente la portata di quei traumi in un ospedale lontano dal fronte e la diversità degli approcci e delle interpretazioni della «follia di guerra» da parte di medici militari e civili. Continue reading