La terapia del fulmine. Un reading concerto del Wu Ming Contingent su elettroshock e follia.

da Giap

Poco meno di ottant’anni fa, nell’aprile 1938, anno XVI dell’Era Fascista, il dottor Ugo Cerletti lanciava una corrente a 110 volt attraverso il cervello di un essere umano. Nasceva così l’elettroshock – o elettrourto, come l’avrebbero ribattezzato in tempi d’autarchia. La cavia era “un uomo sulla quarantina, fermato alla stazione ferroviaria mentre s’aggirava sui treni senza biglietto”. Per via del suo “comportamento enigmatico” e del suo “strano linguaggio”, la polizia fascista lo aveva condotto in clinica, dove lo avevano schedato come schizofrenico.
A quei tempi era diffusa l’idea che il coma epilettico fosse una buona cura contro alcune psicosi. I medici lo inducevano con un medicinale, il cardiazol, ma Cerletti era convinto di aver trovato un metodo “più pulito”. L’intuizione gli era venuta visitando il mattatoio di Roma e osservando come i maiali venivano storditi con una pinza elettrica, prima di essere sgozzati.

Ugo Cerletti cura un maiale

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Operatori psichiatrici…

Siamo la lama, il confine tra il dentro e il fuori, il discrimine tra anormale e normale, la soglia tra salute e malattia, quelli che il genio non l’hanno mai visto se non in televisione e la follia invece la vivono quotidianamente. Quelli che oscillano sulla famosa corda tesa tra la scimmia e l’oltre-uomo cascando spesso e senza rete. Sottoproletari dei servizi sociali esternalizzati al peggior offerente. Balordi senza bussola ma spesso con il fiasco. Insomma varia umanità più o meno dolente, più spesso sghignazzante sulle nostre e altrui miserie, ma con il vantaggio (forse l’unico o comunque uno dei pochi) di convivere ogni giorno con i cosiddetti matti: nessuno si aspetta da noi che fingiamo di essere sani…
La nostra follia è quasi scontata, quasi naturale…
Sperando sia così per tutti prima o poi vi dedico questa…