La casa-riparo o “casa-del-fuggitivo” “Weglaufhaus” di Berlino

Di seguito l’articolo di presentazione della “Weglaufhaus” di Berlino: una casa in cui si sperimenta da diversi anni un altro modo di gestire il disturbo mentale.

L’articolo inizialmente è stato pubblicato su Changes -An International Journal of Psychology and Psycotherapy (England), Vol. 17 (1999), p. 278-288 – di Iris Holling

Poi è stato riproposto in due puntate sulla Fanzine autoprodotta Les Costumizzed [qui potete scaricare il pdf – da stampare e diffondere – del secondo numero con la parte finale dell’articolo] ora lo diffondo anche io.

Non è recentissimo ma comunque la sostanza non è cambiata…

Ringrazio Les Costumizzed per avermi fatto conoscere questa esperienza e dato la possibilità di diffondere questo articolo.

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Sant’Osvaldo 27 agosto 1917

Nel grande fabbricato del Manicomio ad un paio di chilometri dalla città di Udine – trasformato nel febbraio del 1916 in ospedale militare – erano stati concentrati grossi depositi di munizioni, parte in casa Pellegrini, parte in numerose baracche. La «guardia» che esercitava la sorveglianza su questo enorme concentramento di munizioni era comandata da un sergente, e a quanto pare i soldati «dormivano sempre a paglia sciolta e con lume a fiamma libera».
L’ospedale militare era diretto  dall’allora maggior medico prof. Frugoni, poi rettore della clinica di Roma. Gli ammalati di mente – oltre 600 – che all’inizio della guerra si trovavano nel Manicomio provinciale, erano stati, a cura dell’amministrazione, trasportati altrove: a Vicenza, a Venezia, a Reggio Emilia, a Volterra. Si era invece disposto per un reparto di accettazione di questi infelici all’ospedale civile. Il direttore del Manicomio prof. Gino Volpi Ghirardini che risiedeva pure sempre all’ospedale psichiatrico, ove erano stati conservati gli uffici della direzione e di amministrazione per i manicomi succursali, veniva in città quotidianamente al mattino, per attendere nell’ospedale ai pochi ricoverati nel reparto di accettazione.
L’ospedale psichiatrico provinciale si era così trasformato in «Ospedale militare di Sant’Osvaldo» con reparti per neuro psicopatici, per autolesionisti, per malati in genere di medicina e di chirurgia, ed ospitava un complesso di circa 1400 degenti. Continue reading

Diritti, Rom e psichiatria

Diritti, Rom e psichiatria

Di Piero Colacicchi

Quando negli anni novanta si aprì la discussione sui campi per Rom fui fortemente impressionato da alcuni paralleli con quanto avevo visto negli anni precedenti seguendo il lavoro di Giorgio Antonucci negli ospedali psichiatrici. Qui mi trovavo di fronte a persone che insistevano perché venissero approvate leggi regionali che istituzionalizzassero l’esistenza di campi per nomadi, sostenendo che i Rom erano incapaci di vivere tra la gente (tra ‘noi’), che erano nomadi e che promuoverne l’integrazione sarebbe stato un atto di violenza, mentre i Rom stessi dichiaravano di non essere affatto nomadi, di non aver mai vissuto in campi e di non volerne sapere: chiedevano case, lavoro, scuole per i figli. Là, negli ospedali psichiatrici, avevo visto la pretesa da parte degli psichiatri di curare persone giudicate, anche in questo caso da loro, incapaci di vivere tra la gente, internandole magari per anni; e mi era stato mostrato come questo non avesse niente a che fare con la realtà in cui erano vissuti e che volevano vivere i ricoverati. Continue reading

Competenze vernacolari come professioni

“La società, nella misura in cui continua a far dipendere il diritto a un pieno reddito dall'occupazione di un impiego a pieno tempo, è obbligata a creare, in tutti i modi possibili, dei posti di lavoro. Ciò la porta a cercare di trasformare in impieghi le attività che la gente potrebbe, dovrebbe o amerebbe fare da sola, ma per le quali non ha abbastanza tempo a causa del lavoro «normale». Insomma, invece di ridistribuire il lavoro economicamente redditizio o utile in modo che tutti possano lavorare meno e avere più tempo per quei compiti che implicano una competenza «vernacolare» (nel senso che Ivan Illich dà a questo termine), i compiti vernacolari vengono trasformati in lavori e specializzazioni professionali. La conseguenza è un impoverimento e una maggiore unidimensionalità delle possibilità, capacità e relazioni interindividuali. La cura dell'altro, la simpatia, la convivialità, la solidarietà con i deboli – quello che gli americani chiamano caring e che si può tradurre con «relazionale» – sono sempre più considerati come «giacimenti di lavori qualificanti». Il Pdg di una catena di supermercati suggerisce che «l'attitudine» a essere gentili, premurosi, servizievoli dovrebbe essere insegnata e certificata da un diploma, poiché aiuta a vendere e, in più, crea un «legame sociale». Ma una civiltà in cui il relazionale e il legame sociale divengono affari di professionisti diplomati sarà anche una civiltà in cui le condotte relazionali apprese e programmate accelereranno la sparizione delle condotte spontanee. Nessuno avrà più bisogno, per esempio, di aiutare un cieco ad attraversare la strada perché «ci sono persone pagate per questo».”

André Gorz Il lavoro debole. Oltre la società salariale, Edizioni Lavoro, Roma, 1994, pag. 61-63

Alessio Coppola descrive l'attività antipsichiatrica del Telefono Viola

Sotto, il video con l'audio di un'intervista fatta ad Alessio Coppola e mandata in onda il 25 novembre 2010 alle ore 10,50 su Radio 3 nella rubrica "Chiodo fisso".

Alessio Coppola è il fondatore e il presidente dell'Associazione "Telefono Viola" (anno di fondazione 1991). Il Telefono Viola è un'associazione di volontariato senza fine di lucro. Opera a favore dei diritti umani e contro le coercizioni, gli abusi e le violenze psichiatriche. Per maggiori informazioni su chi si può rivolgere al Telefono Viola e su come contattarlo, visitate il blog.

Altre pagine web del Telefono Viola:
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dal blog Senza Futuro

Bibliografia di storia della psichiatria italiana 1991-2010

Matteo Fiorani, Bibliografia di storia della psichiatria italiana 1991-2010, Firenze, Firenze University Press, 2010.

Matteo Fiorani collabora con l’Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ISGREC) e sta per pubblicare una storia della pionieristica esperienza di riforma della psichiatria nel Grossetano, ricerca svolta nell’ambito di una borsa di studio dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia.

Scheda
Il volume raccoglie i risultati di una ricerca bibliografica che dà conto delle pubblicazioni di storia della psichiatria italiana edite dal 1991 al 2010. L’attendibilità scientifica degli studi non costituisce un criterio discriminante. Le pubblicazioni sono raccolte seguendo il filo conduttore dell’interesse espresso verso il passato della psichiatria. Allo scopo di far emergere la complessità e la variabilità di questo settore di studi sono compresi anche quei lavori che analizzano l’interesse degli psichiatri verso altre scienze psichiche; gli scritti su pratiche terapeutiche come la psicoanalisi e la psicoterapia; le indagini che non rientrano nello stretto ambito storiografico – per la qualità o per la loro natura: raccolte fotografiche, memorie di psichiatri ecc. – ma che dimostrano comunque un interesse nei confronti del passato della psichiatria.
Le schede bibliografiche raccolte nel volume sono 2198. L’indagine è stata condotta attraverso: banche dati nazionali ed internazionali reperibili sul web; spoglio di riviste; consultazione di repertori bibliografici; richiesta agli studiosi e ai centri di documentazione di storia della psichiatria.
Il repertorio bibliografico è preceduto da una presentazione di Patrizia Guarnieri dell’Università di Firenze e da un saggio dell’autore, che analizza come durante gli ultimi venti anni l’interesse nei confronti della storia della psichiatria sia variato in forme ed intenti.
Il volume è corredato da un indice analitico della bibliografia, che comprende i titoli dei volumi collettanei, i titoli delle riviste e i nomi degli autori.

Indice
Presentazione di Patrizia Guarnieri; I. La storia della psichiatria italiana negli ultimi venti anni; II. Bibliografia di storia della psichiatria italiana; Indice analitico della bibliografia.

EDIZIONE DIGITALE – DATABASE
Sul sito della Firenze University Press è pubblicato un database che raccoglie tutte le schede comprese nell’edizione cartacea più le tesi di dottorato e di laurea. Tale strumento offre la possibilità di compiere ricerche mirate per mezzo di parole chiave facilitando la capacità di accesso, di ricerca e di studio. E’ concepito per indagini complesse allo scopo di assimilare quanto più possibile la bibliografia ad una fonte dinamica. Fornisce informazioni essenziali, attraverso maschere di ricerca. All’interno delle singole schede sono contenute le informazioni bibliografiche dell’opera ed eventuali note esplicative.


da: lastorialestorie.blog

Bibliografia di storia della psichiatria italiana 1991-2010

Matteo Fiorani, Bibliografia di storia della psichiatria italiana 1991-2010, Firenze, Firenze University Press, 2010.

Matteo Fiorani collabora con l’Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ISGREC) e sta per pubblicare una storia della pionieristica esperienza di riforma della psichiatria nel Grossetano, ricerca svolta nell’ambito di una borsa di studio dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia.

Scheda
Il volume raccoglie i risultati di una ricerca bibliografica che dà conto delle pubblicazioni di storia della psichiatria italiana edite dal 1991 al 2010. L’attendibilità scientifica degli studi non costituisce un criterio discriminante. Le pubblicazioni sono raccolte seguendo il filo conduttore dell’interesse espresso verso il passato della psichiatria. Allo scopo di far emergere la complessità e la variabilità di questo settore di studi sono compresi anche quei lavori che analizzano l’interesse degli psichiatri verso altre scienze psichiche; gli scritti su pratiche terapeutiche come la psicoanalisi e la psicoterapia; le indagini che non rientrano nello stretto ambito storiografico – per la qualità o per la loro natura: raccolte fotografiche, memorie di psichiatri ecc. – ma che dimostrano comunque un interesse nei confronti del passato della psichiatria.
Le schede bibliografiche raccolte nel volume sono 2198. L’indagine è stata condotta attraverso: banche dati nazionali ed internazionali reperibili sul web; spoglio di riviste; consultazione di repertori bibliografici; richiesta agli studiosi e ai centri di documentazione di storia della psichiatria.
Il repertorio bibliografico è preceduto da una presentazione di Patrizia Guarnieri dell’Università di Firenze e da un saggio dell’autore, che analizza come durante gli ultimi venti anni l’interesse nei confronti della storia della psichiatria sia variato in forme ed intenti.
Il volume è corredato da un indice analitico della bibliografia, che comprende i titoli dei volumi collettanei, i titoli delle riviste e i nomi degli autori.

Indice
Presentazione di Patrizia Guarnieri; I. La storia della psichiatria italiana negli ultimi venti anni; II. Bibliografia di storia della psichiatria italiana; Indice analitico della bibliografia.

EDIZIONE DIGITALE – DATABASE
Sul sito della Firenze University Press è pubblicato un database che raccoglie tutte le schede comprese nell’edizione cartacea più le tesi di dottorato e di laurea. Tale strumento offre la possibilità di compiere ricerche mirate per mezzo di parole chiave facilitando la capacità di accesso, di ricerca e di studio. E’ concepito per indagini complesse allo scopo di assimilare quanto più possibile la bibliografia ad una fonte dinamica. Fornisce informazioni essenziali, attraverso maschere di ricerca. All’interno delle singole schede sono contenute le informazioni bibliografiche dell’opera ed eventuali note esplicative.


da: lastorialestorie.blog

Disabili: inclusione sempre più a rischio

Porta il beffardo nome di “Legge di stabilità 2011” il provvedimento del Governo prossimo all’esame del Senato e già approvato dalla Camera, che qualora passasse in via definitiva renderà ancora più precarie le già critiche condizioni di vita di migliaia di persone con disabilità e delle loro famiglie, tra le prime a risentire in questi anni delle conseguenze della crisi economica globale che ha investito duramente anche l'Italia. A denunciare questo allarmante quanto realistico scenario è in prima linea la Fish onlus, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap.
Getta particolare sconcerto la completa assenza di informazione relativa alle gravi conseguenze sull’inclusione delle persone diversamente abili qualora tale legge venisse definitivamente approvata: molti organi di informazione del nostro Paese, dai tg alla stampa nazionale, non ne hanno infatti parlato. Eppure si tratta di una situazione che, come sottolinea la federazione, farebbe sbiadire al confronto le avvisaglie avute con la precedente manovra economica. "La proposta di legge C 3778, che sarà sottoposta nei prossimi giorni alle votazioni dell’Assemblea, potrebbe spazzare via in un sol colpo quanto si è tentato di costruire in questi anni per garantire un barlume di inclusione sociale per le persone con disabilità di questo Paese".
La Fish si riferisce cioè al Fondo Nazionale per le non autosufficienze, istituito nel 2006 con l’obiettivo di sviluppare prestazioni mirate all' “attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali”, che verrebbe definitivamente azzerato a seguito di questo provvedimento mettendo brutalmente fine a molti percorsi di presa in carico delle persone con disabilità da parte dei servizi a loro destinati.

 
“A questo vuoto andrà a sommarsi la drastica riduzione prevista anche per il Fondo per le politiche sociali. Una combinazione esplosiva di tagli indiscriminati che rappresenta una spallata contro moltissimi tentativi di far uscire le persone con disabilità dagli istituti. Diritti, come quello ad una vita indipendente, ai quali il Governo risponde con uno stop definitivo a tutti quei progetti mirati alla permanenza nella comunità delle persone con disabilità, a cominciare da quelle che non hanno più una famiglia in grado di supportarli. La spinta verso gli istituti viene infatti ulteriormente esplicitata nel significativo taglio che interesserà il Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili. Senza servizi, senza opportunità, senza reddito, senza politiche mirate all’inclusione, l’unica alternativa prospettata dallo Stato resta solamente quella della reclusione”, si legge ancora nel commento della Federazione.
I cittadini con disabilità quotidianamente continuano ad assistere al rapido erodersi di quei pochi diritti ad oggi loro garantiti. Le decisioni portate avanti in tal senso dalle nostre istituzioni non fanno che gettare discredito sull'attuale sistema di welfare del nostro Paese, caratterizzato da una serie di drastici tagli che non fanno altro che penalizzare i diritti e l'inclusione economica e sociale delle persone diversamente abili, come confermerebbe anche l’ipotesi di una drammatica riduzione, del 75% rispetto allo scorso anno, dei fondi connessi allo strumento del 5 x mille, che andrebbe a penalizzare le organizzazioni che da esso traggono un importante sostegno nello sviluppo delle loro attività e dei loro servizi in favore della promozione dei diritti delle persone con disabilità.
Sconcertante è la totale mancanza di conoscenza e sensibilità dei politici nei confronti dei problemi e dei gravi disagi con cui sono costretti a fare i conti i disabili del nostro Paese, amplificata oltremodo dal silenzio imbarazzante ed ingiustificato dei media.

Irene Beltrani

 

da: La vera cronaca