“Dove ci portate? Wohin bringt ihr uns? Kam nas peljete?”

Il progetto “Dove ci portate? Wohin bringt ihr uns? Kam nas peljete?” ha come movente una ricerca storica e sociologica transfrontaliera che tratta della deportazione di alcuni pazienti psichiatrici della Val Canale nell’ambito delle “opzioni” esercitate in Südtirol e Val Canale del 1939. Continue reading

Gorizia: «Follie di guerra» nel centenario della sconfitta di Caporetto

Nelle giornate in cui ricorre il centenario della «battaglia di Caporetto» affidiamo la memoria di quel terribile conflitto a uno studio storico che mette al centro le conseguenze degli eventi bellici sui soldati impegnati al fronte.

Giovedì 26 ottobre dalle ore 17:45 al Centro Di Salute Mentale – CSM Gorizia

Il libro di Ilaria La Fata «Follie di Guerra. Medici e soldati in un manicomio lontano dal fronte (1915-1918)», pubblicato da Unicopli nel 2014, affronta il tema dei soldati che tra il 1915 e il 1918 furono internati in manicomio per i traumi prodotti dall’esperienza di un conflitto che, per dimensioni e forme, sottopose milioni di uomini e le popolazioni civili a una violenza nuova e inaudita.

L’audio integrale della serata sul sito di Radio Fragola


Lo studio del caso dei ricoverati condotto dall’autrice basandosi su una ricerca d’archivio nell’ospedale psichiatrico di Colorno – nel quale per oltre un secolo furono internati i malati della provincia di Parma, e dove Franco Basaglia avrebbe prestato la propria opera dopo aver lasciato Gorizia – permette di misurare concretamente la portata di quei traumi in un ospedale lontano dal fronte e la diversità degli approcci e delle interpretazioni della «follia di guerra» da parte di medici militari e civili. Continue reading

Donne in manicomio nel fascismo

su RAIstoria

Partendo dalla mostra “I fiori del male. Donne in manicomio nel regime fascista”, allestita alla Casa della memoria di Roma, la professoressa Vinzia Fiorino narra le storie delle tante donne che hanno vissuto la terribile esperienza del manicomio dalla fine dell’ottocento alla caduta del regime. Lo fa nel nuovo appuntamento con “Il tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura condotto da Michela Ponzani,  in onda venerdì 28 ottobre alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. Il racconto si snoda attraverso le lettere, le fotografie e le cartelle cliniche delle donne ricoverate nel manicomio Sant’Antonio Abate di Teramo. Un modo per riflettere, attraverso le storie individuali, su come per tanti anni la società italiana ha guardato alla malattia mentale.

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“Correnti di guerra – Psichiatria militare e faradizzazione durante la Prima guerra mondiale” di Marco Rossi

dal blog La Storia Le Storie

Dal libro di Lucio Fabi “La prima guerra mondiale”, Roma, Editori Riuniti, 1998.

Abbiamo ricevuto dal Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa la segnalazione di due recensione di Chiara Gazzola al nuovo lavoro “Correnti di guerra – Psichiatria militare e faradizzazione durante la Prima guerra mondiale” di Marco Rossi. Continue reading

Pazza idea. Genere, salute mentale, controllo

Uscito Zapruder n. 41 (set-dic 2016)zapruder_copertina-41

«Pericoloso per sé, per gli altri e di pubblico scandalo»: questo il criterio guida, in Italia, per l’internamento degli «anormali» sin dalle disposizioni sui manicomi e sugli alienati presenti nella legge 36 del 1904. La legge 180 del 1978 – più nota, seppur impropriamente, come “legge Basaglia” – si configurò come un punto di passaggio, e non di arrivo, all’interno di un cammino avviato durante la “stagione dei movimenti”, quando si iniziarono a immaginare risposte altre alle sofferenze di donne e uomini, e in diverse città soggetti diversi (psichiatri, infermieri, familiari, operatori sociali, politici) svilupparono un ampio dibattito sulla questione della psichiatria, denunciando a gran voce il carattere segregante e discriminatorio dell’istituzione manicomiale, e si cercarono collettivamente vie nuove per il superamento degli ospedali psichiatrici. E apparve chiaro fin da subito che per distruggere il manicomio, occorreva prima di tutto rovesciare la prospettiva tradizionale, porsi dal punto di vista degli internati e scoprire la disumanità e la sostanziale inutilità di ciò che veniva presentato come cura e riabilitazione. Ciò che veniva condannato era un sistema di fatto carcerario, quello degli ospedali psichiatrici provinciali, che prometteva di guarire patologie come se si fosse stati in un ospedale “comune” ma che di fatto da un paio di secoli (per limitarci ad una prospettiva “eurocentrica”) cercava di risolvere il problema della marginalità e della follia ponendo folli e marginali oltre i confini della società “buona”. Continue reading

Come si trattano i pazzi!

Articolo di “Il Socialista Friulano”, n. 117 del 20 luglio 1912

Trattasi purtroppo di quel misero giovane sarto, a cui la spietata ironia di questo paese affibbiò il nomignolo di Faidutti. Sia l’atavismo, sia l’abuso di alcoolici, sia il caldo, tutto contribuirono a far dar di volta al cervello del Blasig, che venne trovato il 17 corr. internato in un sedrone; nessuno può figurarsi da qual parte egli siasi introdotto. Più curioso è però certamente il sistema di impossessarsi del poveretto, ideato dal nostro benemerito Municipio, che sguinzagliò tutte le sue guardie, chiedendo per di più assistenza a gendarmi e persino a militari: tutti questi, composta una baraonda, diedero una vera caccia al poverino, ciò che sicuramente provocò in lui un peggioramento. Sistemi di palazzo!